Intervista al CT Riccardo Vernole

Pubblicato da annaghiretti il

Mentre le ragazze e i ragazzi del Comitato organizzatore corrono in giro per sistemare gli innumerevoli dettagli della manifestazione, incontriamo il Direttore Tecnico della Squadra Nazionale Riccardo Vernole per chiedergli le sensazioni e le aspettative su questa tappa italiana delle World Series.

Buonasera Riccardo, la prima domanda ovviamente è: come arriviamo a questo appuntamento? Che aspettative hai dalla squadra?

È un appuntamento molto importante: il primo step verso la qualificazione ai Campionati mondiali del prossimo 12-18 giugno che si terranno a Funchal sull’isola di Madeira in Portogallo. È un appuntamento a cui i ragazzi tengono molto e pertanto la preparazione è stata finalizzata all’ottenimento del tempo limite. Per chi non dovesse farcela ci sarà un ulteriore test il prossimo 10 aprile a Busto Arsizio.
Dopo le grandi prestazioni di Tokyo – prosegue Vernole – abbiamo voluto garantire una preparazione più tranquilla alle nostre punte e di conseguenza abbiamo garantito la convocazione a tutte le atlete e gli atleti che hanno ottenuto almeno un 5° posto in una gara individuale a Tokyo 2020.

Quali sono gli atleti italiani e stranieri da tenere d’occhio?

Sicuramente Antonio Fantin che qui a Lignano Sabbiadoro è di casa e vorrà assolutamente ben figurare. Proprio Antonio ha due antagonisti nella sua specialità: il colombiano Crispin nei 100 stile libero e il brasiliano Rodrigues nei 400 stile libero, specialità nella quale, quest’ultimo, ha chiuso a Tokyo proprio davanti ad Antonio, forse l’unica volta in cui ho visto il nostro atleta davvero arrabbiato perché sentiva di poter conquistare il gradino più alto del podio.
In generale vedo una rappresentativa brasiliana molto agguerrita che darà filo da torcere agli azzurri.

Tokyo ha rappresentato probabilmente la consacrazione anche mediatica del nuoto paralimpico: quali sono i passi avanti ulteriori da fare per consolidare ulteriormente il movimento?

Siamo tornati dal Giappone entusiasti, ma consapevoli che la strada è ancora lunga. Io sarò soddisfatto del mio lavoro quando vedrò almeno un atleta paralimpico in ogni piscina e in ogni società. È importante far capire ai dirigenti e ai tecnici societari che il nuoto paralimpico rappresenta un’opportunità, sia in termini di ampliamento di utenza sia di visibilità e crescita sportiva e di radicamento sul territorio e, non ultimo di disponibilità di spazi acqua pubblici.

Che consigli puoi dare a tutti quei dirigenti societari che vorrebbero intraprendere un percorso nel nuoto paralimpico?

Io sono alla guida della Squadra nazionale dal 2009, da subito ho ritenuto che tutto il movimento si dovesse basare sulla formazione. Anche l’atleta con maggiore potenziale se non è guidato prima da un istruttore e poi da un allenatore con competenza specifica presto o tardi si troverà in difficoltà. In questo senso è auspicabile una sempre maggiore sinergia, che peraltro già esiste fra il nostro Settore istruzione tecnica e il suo omologo della Federazione italiana nuoto: in questo modo potremmo intercettare un numero molto maggiore di tecnici, favorendo la crescita del movimento sia in quantità sia in qualità.

La pandemia di Covid prima e la crisi energetica poi, stanno determinando la chiusura di molte piscine e la conseguente riduzione degli spazi acqua. Quanto questa situazione vi sta creando difficoltà?

Subito dopo Tokyo ho ringraziato insieme ai nostri dirigenti Luca Pandolfi (CIP) il Presidente Finp Roberto Valori e il presidente di Federnuoto Paolo. Barelli che con grande lungimiranza ha fissato un criterio di definizione degli atleti di interesse nazionale che ha permesso a tutti i nostri tesserati di continuare ad allenarsi e arrivare alle Paralimpiadi a ranghi completi e con una preparazione ottimale. Purtroppo alla lunga questo non basta: il proseguire della pandemia e la crisi delle gestioni fa sì che molti atleti non si allenino e, soprattutto, molti potenziali atleti abbiano interrotto l’attività: piscine chiuse significa niente scuola nuoto, e quindi niente leva agonistica.

Molte ragazze e ragazzi guardano con interesse al nuoto paralimpico ma temono di non essere adeguati, di non riuscire a recuperare il gap tecnico con coetanei che magari si allenano da molto più tempo: a loro e alle loro famiglie che suggerimenti ti senti di dare?

Innanzitutto rassicurarli sul fatto che la maggior parte degli impianti oggi sono privi di barriere architettoniche e possono quindi essere frequentati senza difficoltà logistiche. Inoltre, fra gli sport paralimpici, il nuoto è sicuramente quello che può essere praticato dalla più ampia fetta di partecipanti.
È importante rivolgersi a tecnici qualificati, e in questo l’affiliazione alla FINP è già un’importante garanzia. Come dicevo prima, questa è la nostra sfida: raggiungere in maniera capillare il territorio per creare sempre maggiori opportunità.
Per raggiungere i vertici naturalmente servono anni di impegno e dedizione, e certamente atleti che hanno già un’esperienza natatoria importante partono avvantaggiati, ma oggi le metodiche di allenamento, debitamente adattate e costruite sul singolo atleta, sono di alto profilo come per gli atleti olimpici, e quindi ogni nuotatore può trovare il proprio percorso verso il successo personale.
Di certo sono passati i tempi in cui un atleta pensava di potersi qualificare per le Paralimpiadi iniziando a nuotare pochi mesi prima dell’appuntamento. Il nostro mondo è cambiato, gli atleti esprimono performance di altissimo livello grazie, non casualmente, alla guida di tecnici di altissimo livello e a sempre più frequenti esperienze di allenamento in comune con i colleghi olimpici.

Ci siamo distratti un attimo ed è già marzo 2022: come procede la preparazione per Parigi 2024?

Il Covid ha stravolto tutto il ciclo delle manifestazioni internazionali: avremo i Mondiali a giugno di quest’anno, un’altra edizione dei Mondiali a Manchester nel luglio 2023, questi ultimi avranno una particolare importanza perché rappresenteranno la prima occasione di qualifica per le Paralimpiadi, che nel 2024 saranno precedute da un Campionato europeo open.
Proprio per arrivare a Parigi con la migliore squadra possibile le convocazioni per i vari eventi non saranno solo finalizzate al risultato ma a fornire occasioni di maturazione ed esperienza ad atleti promettenti in vista dei Giochi.