A Lignano sventola la bandiera della Nazionale Rifugiati.

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Una storia in più, tra le tante che popoleranno i giorni di gare (27 febbraio-1 marzo) nella piscina del Villaggio Bella Italia di Lignano Sabbiadoro, teatro della tappa italiana delle World Series di nuoto paralimpico.

Abbiamo presentato le stelle che si daranno battaglia in un’edizione ricca di campioni come non mai (LEGGI QUI), oggi raccontiamo di un atleta che porterà alta la bandiera della sua squadra: quella della Nazionale dei Rifugiati.

Lui si chiama Ibrahim Al Hussein ed è siriano, cresciuto con i suoi 13 fratelli in una relativa normalità fino al 2011, quando è scoppiata la terribile guerra civile che ancora sta devastando il suo Paese. Nel 2012, mentre stava cercando di aiutare un amico che era stato ferito durante un bombardamento, è stato a sua volta investito dallo scoppio di una bomba che gli ha causato l’amputazione della gamba destra. Lo sport – il nuoto, ma non solo – è stata la sua ancora di salvezza (il padre è un allenatore di nuoto e l’ha subito indirizzato verso questa disciplina fin da bambino, quando ha imparato a nuotare nelle acque del fiume Eufrate) anche quando nel 2014 è stato costretto a fuggire dalla Siria attraversando il mar Egeo per arrivare in Grecia, Paese che gli ha garantito Asilo e nel quale tuttora risiede. *

Nel 2016 ha partecipato ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro e sogna di vincere una medaglia a Tokyo 2020, il suo motto è “Non riesco a immaginare la mia vita senza lo sport: potrei smettere di mangiare, ma non di fare sport: è lo sport a tenermi vivo”.

Ibrahim sarà a Lignano insieme al suo allenatore, il greco Alexander Tsoltos

* Fonte: IPC

Categorie: WPSitaly_2020

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