Il nostro obiettivo? Migliorarci, sempre

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Cose da fare, persone da incontrare, mani da stringere, dettagli da sistemare, meccanismi da oliare. No, organizzare un evento come la tappa delle World Series di Lignano non è una cosa semplice. Certo, quello che accade nei giorni di gara ripaga da ogni fatica: ma la macchina organizzativa che sta dietro a tutto è importante. Francesco Bettella, che del comitato organizzatore è presidente, probabilmente lo sa meglio di tutti. “Ormai – racconta – ci siamo: guardo indietro all’edizione dello scorso anno e mi rendo conto che l’organizzazione questa volta è andata un po’ meglio, è stata un po’ meno complicata anche se ovviamente ha avuto le sue difficoltà”.

 Che obiettivo vi siete dati?
Uno solo, molto semplice: migliorare. L’edizione dello scorso anno, a detta di tutti, è stata un grande successo: abbiamo lavorato e stiamo lavorando per mantenere quello standard e fare qualche passo avanti.

 Da fuori, la gente vede i quattro giorni di gare. In realtà, quanto e cosa c’è dietro?

C’è dietro un mondo, un mondo intero. E’ un lavoro che impegna un gruppo di persone per tanti mesi – siamo ormai operativi da novembre – e si “brucia” in quattro giorni in cui tutto deve incastrarsi alla perfezione. Da fuori, uno non si immagina tutto quello che accade dietro le quinte: quanti dettagli, quanti piccoli problemi da risolvere, quanti notti insonni. Ma, allo stesso tempo, quanta soddisfazione.

 Come è nata l’idea di ospitare una gara di Coppa del Mondo?

Mancava, in Italia, un meeting internazionale di questo livello: io ho avuto la fortuna, da atleta, di vivere e toccare con mano le realtà delle gare organizzate in giro per il mondo e c’è sempre stato il desiderio di fare qualcosa anche qui. Con l’aiuto di tante persone, questo desiderio è diventato realtà. E ora ci piacerebbe che la tappa di Lignano diventasse un appuntamento fisso, un meeting storico come quello di Berlino o quello che si tiene in Inghilterra.

 Ci racconta la sua storia di atleta?

Ho iniziato a fare le prime gare nel 2004, quando avevo 15 anni: nel 2009 sono entrato a fare parte della nazionale e la mia carriera mi ha portato in giro per il mondo: 2 paralimpiadi, 3 campionati del mondo, 4 europei. Ho nuotato e vinto tanto, ho imparato tantissimo.

 Cosa ha imparato?

Ho imparato che il nuoto e lo sport mi hanno cambiato la vita: la vita di sportivo e di uomo, al di là dei successi e delle medaglie. Hanno formato il mio carattere, mi hanno fatto diventare quello che sono, mi hanno preso per mano e fatto superare le mie paure e i miei limiti.

 Per esempio?

Il mio blocco, la mia paura di mettermi in costume davanti ad altre persone. Grazie al nuoto questa debolezza è stata frantumata, è diventata una forza: perché lo sport mi ha reso un uomo consapevole dei miei mezzi, soprattutto fuori dalla piscina.

 Perché è importante parlare di voi e delle vostre imprese sportive?

Ricordo che mentre tornavo da Rio dopo la Paralimpiade pensavo come noi medagliati fossimo un po’ come degli ambasciatori. Che le nostre vittorie servissero e fossero importanti per noi, ma soprattutto per gli altri: e che per questo, andassero raccontate.

 Per gli altri, chi?

Per un ragazzo o una ragazza disabile, per una mamma con un figlio o una figlia diversa: per dire che siamo tutte persone, persone uguali agli altri. Sono stati fatti passi avanti enormi, ma c’è ancora tanto da fare: e noi possiamo fare davvero molto.

 

Francesco Caielli

Categorie: WPSitaly_2019

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