La tappa di Lignano? Sembrano le Paralimpiadi…

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Buttarsi in acqua e nuotare fino a sfinirsi, nuotare fino a quando i muscoli non ce la fanno più, nuotare finché ce n’è. Buttarsi in acqua e sentirsi nel posto giusto al momento giusto, perfettamente integrati con quell’elemento meraviglioso che azzera le differenze e appiattisce i suoni. Buttarsi in acqua e stare bene. “Perché siamo partiti tutti dall’acqua, in quei nove mesi passati nel grembo materno nei quali il nostro corpo si è formato ed è cresciuto: nuotare è tornare lì, tornare alla nascita, tornare all’inizio di tutto”. E’ Simone Barlaam che parla a ruota libera, mentre guida verso Milano per il suo allenamento quotidiano: Simone sta macinando una vittoria dietro l’altra, un record dietro l’altro, una soddisfazione dietro l’altra. E sarà tra i protagonisti delle World Series di Lignano. “ Perché a Lignano – continua convinto – non mancherei per nessun motivo al mondo”.

Perché?

Nel panorama italiano, ma anche in quello internazionale, è la mia tappa preferita: è la più bella. Il posto è bellissimo, ma soprattutto mi piace l’atmosfera che si respira in quelle giornate.

Ce la racconti?

Tutti quanti – atleti, volontari, amici – sono insieme in un villaggio, e il legame che si crea tra tutti assomiglia molto a quello che succede nel villaggio olimpico in occasione dei Giochi. Io di Paralimpiadi non ne ho ancora fatte, ma sono certo che sia così. Un’altra cosa che rende la tappa di Lignano unica al mondo è il fatto che si organizzano, insieme alla World Series, anche i campionati di società: tutti insieme, bellissimo.

Come sta andando la stagione?
Finora, benissimo. Ho centrato il record europeo nei 100 stile, migliorato il mio record nei 50 a Indianapolis… spero di fare belle cose anche a Lignano: ci tengo molto, anche se quest’anno non posso allenarmi come vorrei perché tra qualche mese ho la maturità.

Studio e allenamenti… si possono fare entrambe le cose?

Se si vuole, si fa: anzi. Che ci crediate o no, io vi dico che da quando il nuoto è diventato una parte così importante della mia vita a scuola sono migliorato. Perché prima che avevo molto tempo libero ero più distratto, non mi organizzavo, perdevo tempo, ero dispersivo: il nuoto mi ha insegnato a organizzarmi, nonostante io abiti lontano da Milano e debba farmi quaranta minuti di strada ad andare e una a tornare per andare ad allenarmi. Però sfrutto ogni momento buono: l’anno scorso che mi muovevo in treno avevo le due ore di viaggio (una ad andare e una a tornare) per studiare.

Maturità, quindi: e dopo?

Bella domanda. Intanto, finisco il Liceo Scientifico: poi, ci penseremo. Un anno sabbatico per pensare solo alle Paralimpiadi di Tokyo? Oppure subito l’università, magari ingegneria meccanica? Vedremo. Un passo alla volta, anzi: una bracciata alla volta.

Da quanto tempo nuoti?

Sin da quando ero piccolo, il nuoto era l’unico sport che potessi fare: perché il mio femore si sbriciolava ad ogni tipo di sollecitazione. Poi, dodici interventi chirurgici dopo, la situazione è migliorata: ma il nuoto è parte della mia vita, e da quattro anni a questa parte è diventato qualcosa di molto serio. Spesso mi chiedono che cosa provi quando sto in acqua: la verità è che non so rispondere, perché certe sensazioni non si possono esprimere a parole.

Perché l’attività paralimpica è importante?

Tre parole semplici ma allo stesso tempo potentissime: si può fare. Noi siamo qui a dimostrare che non c’è nulla di impossibile, a dire a una mamma a cui è nato un bambino “speciale” che suo figlio può fare quello che vuole. Mi piace pensare che noi, noi atleti e noi movimento paralimpico, stiamo portando avanti una missione sociale e culturale che porti a modificare la mentalità del nostro Paese.

 Spiegacela.

Perché la strada è ancora lunga. Io ho avuto la fortuna di fare un anno di studi in Australia e, credetemi, laggiù è un altro mondo: l’atleta disabile e la disabilità sono vissuti e visti con grande normalità, con grande naturalezza. Forti della convinzione che tutti abbiamo un punto debole, tutti abbiamo una disabilità: anche se non si vede. E la diversità, è la nostra arma più potente.

Francesco Caielli

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