In un’immagine, le emozioni e la normalità di questi ragazzi.

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Le fotografie sono come le stelle: non ce n’è una uguale all’altra, sono tutte diverse tra di loro. E non sono diverse solo per come le si guarda, no: sono diverse per quello che raccontano, per quello che trasmettono, per la loro storia. Oggi vi raccontiamo la storia di una foto, scattata da Adriano Boscato, scattata durante la tappa della World Series dello scorso anno a Lignano: una foto che, qualche giorno fa, è stata premiata dal concorso organizzato dalla Caritas di Firenze dal tema “Ordinaria bellezza, ordinaria speranza”. Eccola. Ecco la foto, ed ecco la storia. Raccontata direttamente da chi quell’immagine l’ha scattata: <Dietro a una bella foto – dice Adriano Boscato – ci sono tante componenti: c’è la capacità di leggere le situazioni, di prevedere quello che sta per accadere, l’attenzione per i dettagli. E c’è anche una buona dose di fortuna, che permette al fotografo di essere al posto giusto nel momento giusto>.
E allora, scopriamo cosa c’è dietro a questo scatto.
<Ho visto queste due ragazze che stavano andando verso la vasca, si sono incrociate e si sono salutate: erano entrambe statunitensi, evidentemente si conoscevano, ho provato a seguirle con l’obiettivo perché qualcosa mi ha detto che sarebbe potuto succedere qualcosa>.
E qualcosa, in effetti, è successo.
<Stavano per entrare in acqua, ed è accaduta questa scena molto bella: una delle due ha aiutato l’altra a infilarsi la cuffia, e l’ha fatto in modo molto naturale, molto bello. La fotografia ha fissato quel momento: un attimo prima non c’era ancora, un attimo dopo non ci sarebbe stato più>.
Cosa c’è in quella foto?
<C’è la bellezza che si portano dietro questi ragazzi, ci sono i loro insegnamenti: c’è la reciprocità, perché succede che a volte loro debbano essere aiutati da qualcuno ma succede anche il contrario. Succede, e succede spesso, che siano loro ad aiutare gli altri, ad aiutare noi. E soprattutto, dietro quella foto c’è emozione>.
Emozione, per chi?
<Innanzitutto per me che l’ho scattata. E poi, credo e spero, emozione in tutti quelli che l’hanno vista. Questo è uno dei miracoli affascinanti della fotografia: la capacità di prendere l’emozione di una sola persona e di regalarla a tanti altri>.
Quanto emoziona stare dentro a quella piscina?
<Tanto, a volte anche troppo. Sono abituato a fotografare, scattare è il mio lavoro e la mia passione: ma il primo giorno, per tre ore non sono riuscito a fare una foto. Non so perché: mi sentivo inadeguato, mi sentivo in imbarazzo, mi pareva in qualche modo di mancare di rispetto>.
E poi?
<Poi loro, i ragazzi, mi hanno trasmesso tutta la loro normalità. E ho capito che a loro faceva piacere essere fotografati, che io ero lì per raccontare le loro imprese sportive ed era mio dovere farlo nel migliore dei modi. L’imbarazzo se n’è andato, perché una volta che entri in questo mondo poi ne fai parte e ti immedesimi con lui>.
Ad li là della sua foto, qual è l’immagine più bella che si porta dentro?
<Ogni sorriso di chi ha perso. Non ho visto un atleta arrabbiarsi per una sconfitta, non ho visto invidia e negatività. E quando vedi una persona che è felice di esserci, di essere lì in quel momento, ecco che tutto diventa magico>.

Francesco Caielli

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